• Mangiare, news, GUSTO 27.04.2009 3 Comments

     

    Roma, 26 apr. - (Adnkronos/Labitalia) - Alla lettera significa ‘arrosto’ e normalmente viene servito sotto forma di un gustoso panino, ripieno di carne e arricchito da verdure fresche e salsa allo yogurt. E’ il kebab, una pietanza di origine turca, ma ormai ben diffusa e radicata anche nella nostra gastronomia. Ed è sempre più facile vedere pizzerie al taglio che hanno sostituito l’ormai vecchio spiedo per i polli, con il classico girarrosto verticale del kebab. Nella sola Roma, la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) ha rilevato, tra il 2004 e il 2008, l’avvio o l’acquisizione di 705 pizzerie al taglio, delle quali 204 (pari al 30%) hanno un titolare straniero. E delle 204 aziende con titolare straniero oltre il 60% appartengono alle tradizioni alimentari riconducibili al kebab.

    Insomma, un boom del ‘panino etnico’, che rischia di far tramontare una nostra gloriosa tradizione culinaria, quella della porchetta, e che potrebbe avviare l’Italia sulla strada della Germania, dove, secondo un’indagine dell’edizione tedesca del mensile Men’s Health, il kebab risulta il fast food preferito. Nei momenti di fretta, infatti, pranza con il kebab il 34% dei tedeschi intervistati, mentre la pizza è seconda, distanziata di ben 13 punti, con il 21% di preferenze.

    Questa pietanza di carne e insalata sta ora conquistando il gusto dei consumatori italiani, anche grazie soprattutto a una strategia commerciale aggressiva, sostenuta da una efficace catena di produzione (di derivazione soprattutto turco-tedesca) e di commercializzazione (anch’essa controllata da turco-tedeschi).

    Il kebab nel corso del tempo è stato adeguato al gusto europeo e alle tendenze alimentari, eliminando ormai totalmente la carne di agnello sostituita con carni bianche spesso tritate, che, tra l’altro, hanno un costo decisamente minore. Normalmente il prodotto viene preparato in grandi stabilimenti tedeschi (sono circa 20 i grandi produttori), congelato e distribuito in tutta Europa da filiali legate all’azienda produttrice.

    Insomma, un’organizzazione adeguata a un prodotto ormai fortemente industrializzato e globalizzato, e che ha reso il kebab economico e estremamente competitivo, nei confronti dei nostri prodotti tipici assimilabili, quali la porchetta e la stessa pizza al taglio. Infatti, a differenza della porchetta, che ha mantenuto una distribuzione legata a specifici chioschi principalmente su area pubblica e solo ora sta entrando nella distribuzione sia tradizionale che organizzata, il kebab viene venduto, oltre che in esercizi dedicati (kebabberie), spesso nelle stesse pizzerie al taglio.

    ”La porchetta, che è un prodotto fresco, artigianale e di alta qualità -afferma Pietro Mattù, imprenditore di Ariccia e tra i maggiori produttori di porchetta- ha un costo che si aggira sui 15 euro al kg. Il Kebab, prodotto industrialmente in Germania con carni essenzialmente bianche, congelato e poi immesso nei mercati Europei, ha un costo di 3-4 euro al kg”. Per rivalutare anche l’eccellenza italiana, dunque, i produttori di porchetta si stanno organizzando: ”Al fine di offrire un prodotto sempre fresco, di giornata, e appetibile -conclude Mattù- abbiamo modificato la porzionatura, offrendo il ‘tronchetto’ (trancio da 8-13 kg) anziché il maiale intero, e abbiamo ampliato le modalità di vendita in modo da garantire un costante rifornimento ai nostri clienti. Certo, l’aumento della materia prima in questa fase non aiuta, ma grazie a questa nostra rinnovata politica commerciale riusciamo a crescere del 20% l’anno. Occorrerebbe una alleanza tra tutti i produttori per adottare politiche commerciali che rendano fortemente visibile al consumatore l’alta qualità del nostro prodotto e la salubrità dello stesso”.

  • vi volevo segnalare un iniziativa che ha lanciato sabina guzzanti sul suo sito
    http://www.sabinaguzzanti.it/  (se vi da problemi apritelo con firefox).

    L’iniziativa riguarda dei video che chiunque abbia qualcosa da denunciare, mettere in evidenza,
    far emergere può realizzare e spedire al sito in modo da essere pubblicato.
    Già da un paio di settimane i video cominciano ad essere abbastanza numerosi e sicuramente interessanti.

    L’altra iniziativa è quella rivolta ad aspiranti autori di satira che possono realizzare video che se ritenuti validi verranno
    trasmessi durante il prossimo spettacolo di Sabina Guzzanti nei teatri italiani.

    Se vi va date un occhiata, l’iniziativa è bella, almeno si muove qualcosa, si fa qualcosa.
    La parola ai cittadini!

  • news 26.08.2008 No Comments

    DENVER - Incubo attentato sulla Convention democratica. La polizia del Colorado ha arrestato tre neonazisti bianchi, nell’ipotesi che stessero preparando un attentato contro Barack Obama. L’indagine è stata immediatamente presa in mano dal Fbi.

    I tre arrestati sono personaggi legati alle milizie razziste e ultranazionaliste americane e sono stati sorpresi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, nella notte tra domenica e lunedì ad Aurora, sobborgo di Denver. L’accusa a loro carico è quella di detenzione di armi e droga. Secondo la stazione locale della Cbs uno dei tre arrestati avrebbe detto ai polziotti che “avrebbero sparato ad Obama da una postazione più alta, usando un fucile di precisione da una distanza di settecento metri”.

    Uno di loro, Tharin Gartrell, un pregiudicato di 28 anni, è stato fermato mentre guidava ubriaco durante un controllo di routine. “Andava a zig zag”, ha detto l’agente che lo ha fermato e nel suo veicolo - un pick-up preso a noleggio - sono stati trovati un giubbotto antiproiettile, due fucili (uno dei quali rubato) con dei mirini di precisione, munizioni, droga e diversi walkie- talkie. L’arresto ha portato a un secondo uomo, Nathan Johnson, che si trovava in un hotel situato tra l’Interstate 25 e Belleview Avenue. Alle cinque del mattino il terzo arresto. Shawn Robert Adolf, di 33 anni, si trovava al Cherry Creek Hotel di Glendale, un altro sobborgo della grande Denver. Quando poliziotti e agenti federali hanno bussato alla porta della sua stanza Shawn si è lanciato dal quinto piano, rimbalzando sullla tettoia del primo e cadendo poi a terra e cavandosela con una caviglia rotta.

    Adesso è in stato di fermo per sette precedenti mandati di cattura con cauzioni non pagate per un totale di un milione di dollari.

    Il detective Marcus Dudley, un portavoce della polizia, si è rifiutato di confermare o meno che i tre fossero davvero coinvolti in un preparativo di attentato in quanto non può parlare di cose che hanno “implicazioni federali”. Ha però aggiunto che adesso il caso è nelle mani del Fbi.

  • news, Svago 10.07.2008 1 Comment

     Me l’hanno girata via email e mi ha fatto davvero effetto, ci vado spesso d’estate in questa piazza e tutto questo mi mette una tristezza mista a rabbia..

    ” Cari tutti,
     vi inoltro un articolo che ha scritto Luca Trinchieri, che è
    giornalista. L’articolo è stato pubblicato su Liberazione
     del 7/07, in terza pagina. E un fatto che ha vissuto in prima persona venerdi sera; quello che vi chiedo è di inoltrarlo a tutti i contatti che avete nella mailing list, così almeno il passaparola può, se non risolvere qualcosa, almeno far riflettere.

     Grazie per la cortesia

     Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa.
     Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri.. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo..
     I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella
    borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge.
    Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani
     occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
     Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare. A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo
     prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque.
     Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un
     collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se -dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di
    soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione».
     Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si
     farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa.. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?»
     «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se
     tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa
     triste deriva, quest´inverno italiano che avanza.

    Oggi inizia l´estate.
     Evviva.
     (21 giugno 2008) “

  • news 16.06.2008 No Comments

    Ma vi rendete conto??

    GENOVA - E’ entrato in un pub, ha preso di forza la ex fidanzata, l’ha caricata in auto e l’ha portata a casa, dove l’ha poi costretta a stirare e a lavare i piatti. E’ accaduto ieri sera a Campomorone, in provincia di Genova. L’uomo, 43 anni, è stato arrestato dai carabinieri per sequestro di persona.

    Il rapitore, un genovese che ha precedenti per lesioni, violenza privata e violazione di domicilio, ed era stato già denunciato dalla ex per minacce, si è recato in un pub nel quartiere di Pontedecimo dove la donna, di 30 anni, si trovava con una amica. L’arrestato, hanno riferito i carabinieri, sotto gli occhi dell’amica e degli altri avventori ha costretto la donna a seguirlo strattonandola.

    Dopo averla caricata in auto, l’ha portata a casa, a Campomorone, sulle alture di Genova, dove i carabinieri, avvertiti dalla amica della sequestrata e dal gestore del locale, lo hanno rintracciato poco dopo.
    La donna era stata costretta con le minacce a lavare i piatti e a stirare. Approfittando di un momento di distrazione dell’uomo, è riuscita a uscire dalla casa e fare entrare i militari che hanno bloccato il sequestratore.

  • Berlusconi
    (immagini prese da http://ninoland.splinder.com)

    L’immagine dice tutto……..

    …..a sto punto era meglio Frankenstein Junior! :)

    Veltroni

  • news 07.11.2007 No Comments

    notizia sfiziosa ;-)
    PALERMO - Il decalogo del “perfetto mafioso”, ritrovato tra i documenti sequestrati al boss Salvatore Lo Piccolo, è scritto a macchina in caratteri tutti maiuscoli e ha addirittura un titolo che ricorda la Costituzione: “Diritti e doveri”. Seguono i dieci comandamenti che il soldato di Cosa nostra non può mai trasgredire.

    Il primo comandamento recita testualmente: “Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo”. Il secondo:”Non si guardano mogli di amici nostri”. Il terzo: “Non si fanno comparaticon gli sbirri”. Quarto comandamento: “Non si frequentano né taverne e né circoli”. Quinto: “Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a cosa nostra. Anche se c’è la moglie che sta per partorire”. Sesto: “Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti”. Settimo: “Si ci deve portare rispetto alla moglie”. Ottavo: “Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità“. Nono: “Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie”. Il decimo comandamento è il più articolato e fornisce indicazioni precise sulle affiliazioni, ovvero su “chi non può entrare a far parte di cosa nostra”. L’organizzazione pone un veto su “chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine”, su “chi ha tradimenti sentimentali in famiglia”, e infine su “chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali”.


    Con i fogli del decalogo, gli investigatori hanno sequestrato un’immaginetta sacra con la formula rituale di affiliazione: “Giuro di essere fedele a cosa nostra. Se dovessi tradire le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine”.

  • news 31.10.2007 No Comments

    <B>Addio risparmi sul canone Telecom<br>Raffica di rincari per le tariffe Adsl</B>

    ROMA - Addio risparmio sul canone: diventa più caro avere un’Adsl in case dove è assente la linea voce di Telecom Italia. Tutti gli operatori hanno infatti i aumentato canoni di questo tipo di Adsl (chiamate “nude” o “senza Telecom”), a causa di mutate regole del settore. Si annulla o si riduce di molto, quindi, il risparmio per coloro che vogliono navigare veloce in Internet e che non hanno bisogno di una linea Telecom.

    È una delusione che riguarda decine di migliaia di italiani, già utenti di Adsl nude; in prospettiva, però, sono molti di più a essere affetti, perché le Adsl nude riflettono una situazione che diventa sempre più comune in Europa. La gente ha sempre meno bisogno della linea fissa per telefonare (usa il cellulare); in parallelo, si diffonde invece l’esigenza di avere un’Adsl per navigare veloce in Internet. L’ideale, in tal caso, sarebbe di avere una linea fissa solo per l’Adsl (con cui, eventualmente, si può anche telefonare: via Internet). Con il vantaggio di risparmiare il canone base di Telecom (14,57 euro al mese). È una scelta congeniale soprattutto a quegli italiani (il 50 per cento della popolazione) che non sono raggiunti dalle reti di altri operatori (Wind, Fastweb, Tiscali, Tele2) e che quindi non hanno alternative a Telecom per la linea fissa. Peccato che i rincari delle Adsl nude adesso hanno divorato il risparmio possibile sul canone Telecom, poiché sono in media di 12 euro al mese.

    Sono conseguenza di regole stabilite dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, già nell’aria da mesi ma confermate in via definitiva da una delibera pubblicata qualche settimana fa. Le regole impongono agli operatori di pagare un canone aggiuntivo, all’ingrosso per ogni Adsl nuda, a Telecom Italia, sulla cui rete forniscono il servizio agli utenti. Hanno ribaltato quindi i rincari all’ingrosso sui prezzi delle offerte al dettaglio.

    Non solo: oltre a un canone mensile maggiorato, gli utenti devono pagare anche alti costi di attivazione per le Adsl nude (gratuiti, invece, nelle case dove c’è una linea Telecom o su quelle coperte dalle reti di operatori alternativi). Si arriva fino a oltre 200 euro una tantum: l’attivazione da sola equivale insomma a una dozzina di mesi di canone Telecom. Il tutto ha sollevato le polemiche degli utenti e non solo: “è un’assurdità“, dice a Repubblica Pietro Folena, presidente della Commissione cultura della Camera. “I costi aggiuntivi sulle Adsl nude italiane sono circa il doppio di quanto avviene negli altri Paesi europei: si penalizzano molto i nostri utenti”. Vero: in Francia, grazie a costi più bassi, le Adsl nude hanno avuto un grande successo (500 mila linee attivate a marzo 2007, a meno di un anno dal lancio). Tra gli operatori che le offrono c’è persino, con lungimiranza, la stessa France Telecom (corrispondente francese di Telecom Italia). “Per questo motivo- continua Folena- la Camera ha già approvato un ordine del giorno per abbassare i costi delle Adsl nude e io farò pressioni in tutte le sedi perché si raggiunga l’obiettivo. Al più tardi, con la prossima Finanziaria”.

    E’ proprio vero, in europa siamo sempre l’ultima ruota del carro! purtroppo in italia questi affronti ai consumatori ci saranno sempre e l’unica soluzione che vedo è spostarsi in un’altro paese europeo, dove magari esiste realmente il libero mercato…

    ora l’antitrust ha aperto un fascicolo contro telecom per “abuso di posizione dominante”…non ci resta che sperare!

  • politica, news 20.10.2007 6 Comments

    scusate se parlo di politica ma questa cosa deve essere divulgata così che all’occorrenza facciamo un casino se lo fanno davvero!

     La notizia l’ho letta per la prima volta sul blog di Beppe Grillo in questo post di cui le prime frasi sono

    Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
    La legge Levi-Prodi
    prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.”

    ecco continuate a leggere l’articolo e leggete anche quello riportato da Antonio Genna QUI  e un secondo post scritto da Beppe Grillo.

    Ecco….quanto è grave questa cosa??è possibile che in una democrazia accada questo e così sotto silenzio?Se riescono davvero a farlo conviene che ci mettiamo l’anima in pace che qui viviamo in una dittatura!e i dittatori sono i politici tutti!Spero che l’Europa ci butti fuori a calci se succede una cosa del genere!

    la Birmania è vicina
    ¼/p>

  • news 16.10.2007 6 Comments

    Ragazzi, ho letto or ora questa notizia shokkante e vi voglio rendere partecipi dell’orrore che mi sono immaginata leggendolo..sapete ste cose cruente mi attirano sempre!

     Notizia da Repubblica.it di oggi:

    Intervista shock al cannibale di Rotenburg
    “La carne umana è buona e sa di maiale”

    Nessun rimorso: “E’ una bella sensazione sapere che adesso lui è diventato parte di me”

     

    <B>Intervista shock al cannibale di Rotenburg<br>Il cannibale di Rotenburg, Armin Meiwes

    BERLINO - “La carne umana? Ha lo stesso sapore di quella di maiale”. La Germania è sotto shock per l’intervista tv al cannibale di Rotenburg, andata in onda sull’emittente privata Rtl.

    Quella di Armin Meiwes, 46 anni, è una storia che continua a fare scalpore. Il 10 marzo del 2001 aveva ucciso un esperto berlinese di computer, conosciuto in internet, nella sua casa di Meiwes a Rotenburg. L’uomo era consapevole di ciò che l’attendeva e avea dato il suo consenso. Tutto era stato documentato con un video, realizzato dallo stesso cannibale, della durata di quattro ore. La notte stessa dell’arrivo del suo ospite di 37 anni, Meiwes, di un anno più anziano, lo uccise con un coltello da cucina dopo averlo semi-anestetizzato con alcool e sonniferi.

    Ma prima, quando era ancora in vita ma semicosciente, lo aveva evirato e avevano mangiato insieme - secondo le immagini dei filmati - gli organi genitali dopo averli cucinati. Finita la vittima con una coltellata, Meiwes aveva poi sezionato il cadavere ed aveva conservato nel freezer i pezzi di carne umana che ha via via scongelato e mangiato.

    Davanti alle telecamere il cannibale ha raccontato che in quel momento ebbe “una sensazione strana”, perché attendeva “da 30 anni quel momento”. “La carne umana ha lo stesso sapore di quella di maiale, è solo leggermente più amara, ma più sostanziosa - ha aggiunto - è buona davvero”.

    Meiwes, che sta scontando una condanna ad otto anni e mezzo di reclusione nel carcere di Kassel, dove lavora nella lavanderia, ha spiegato di non provare alcun tipo di rimorso. “E’ una bella sensazione sapere che adesso lui è diventato parte di me”.Â

    Il cannibale ricorda di aver amato molto da bambino la favola di “Hansel e Gretel”, che gli leggeva la madre, trovando particolarmente “interessante quando Hansel deve essere mangiato”: “Voi non immaginate nemmeno quanti Hansel si aggirano su internet”. A suo dire, in Germania ci sarebbero oltre 10mila tra cannibali e potenziali vittime che cercano di mettersi in contatto tra loro via internet.

    La conoscenza della sua vittima Meiwes l’aveva fatta proprio in rete, dove gli aveva proposto di farsi uccidere e mangiare. Dal suo punto di vista, il cannibale di Rotenburg si considera “una persona servizievole, sempre disposto ad aiutare chiunque”, ma ammette tuttavia che gli altri lo possano vedere come “qualcosa di mostruoso”, poiché “solo in linea di principio sono una persona normale”.

    (16 ottobre 2007) Â